tratto da: ffwebmagazine.it
di Cecilia Moretti
Giocando ai film che evocano la politica di questi giorni
Abbiamo giocato con le canzoni. Ora passiamo ai film. Suggestioni di immagini, titoli, fotogrammi. Scene, protagonisti e pellicole che possano in qualche modo evocare l’atmosfera politica di questi giorni pieni, a volte troppo. Così. Nessuna velleità, con leggerezza e per divertimento, senza le pretese di intellettualismo tanto spesso affibbiateci da altri, evidentemente molto più seri che qui. È un giochetto su facebook, banalmente una rete che aggrega, stupefacentemente un luogo virtuale dove puoi dire con un megafono che raggiunge anche migliaia di persone cose molto stupide o molto intelligenti (perlopiù molto medie), dove se ti va scrivi e se preferisci leggi. Un luogo dove puoi divulgare i fatti tuoi o andarti a fare quegli degli altri, quando, evidentemente, in un certo qual modo te ne importa.
Comunque, al gioco dei film, potevano giocare tutti. Non solo quelli che «io sto con Filippo e i fighettini». E a chiedere di film su facebook rispondono eccome, e in tanti. Il “sentimento cinematografico” che trapela come il più rappresentativo è il pathos un po’ titanico un po’ ribelle di chi esce da un coro per dire la sua, non proprio in linea. E si mette in piedi, con un fare che ha qualcosa di folle e qualcosa di eroico, per contrapporsi a chi per certo ha più forze di lui. Si cita l’epica patriota di Braveheart (ma attenzione, per favore, a non irritare chi la ritiene una citazione troppo cheap), il coraggio per ciò in cui si crede fino al sacrificio estremo del Gran Torino di Clint Eastwood. Oppure Un uomo per tutte le stagioni, film dove si racconta di Tommaso Moro che rifiuta l’obbedienza a Enrico VIII o Il Concerto di Radu Mihaileanu per il messaggio che senza anima, cuore e capacità non c’è musica, né orchestrale o maestro, ma tutto è solo un’accozzaglia di strumenti.
Ma anche Troppo forte di Carlo Verdone, i Blues Brothers «in missione per conto di Dio», V per vendetta. Sennò pure Il marchese del grillo con il suo celebre «ah… Mi dispiace, ma io so’ io, e voi nun siete un… » o Pierino contro tutti e, meglio ancora, Pierino il fichissimo (e, siccome non ci sono specifiche, nei panni dei protagonisti ciascuno ci immagini chi gli pare). Qualcuno dice la serie tv Il commissario Montalbano, qualcun altro Il golem, pellicola in cui, in una Praga asburgica cinquecentesca, il rabbino Low costruisce con l’argilla, dandogli la vita ma non la parola, un potente automa, che poi, però, si ribella al suo creatore.
C’è poi chi ricorda il grido appassionato di «Capitano, mio capitano» dei ragazzi in piedi sui banchi che si schierano con il loro professore allontanato dalla scuola perché troppo idealista e innovativo nell’Attimo fuggente. Chi Il grande dittatore di Charlie Chaplin. Chi La fattoria degli animali. Chi, ancora, Mio fratello è figlio unico, pensando all’inesistenza di schemi, chi Febbre a 90, evocando la politica come una grande passione che porta delusioni, sofferenze, lacerazioni e magari, ma solo in fondo, successo.
Compaiono anche Voglia di ricominciare con la coppia Di Caprio-De Niro e A serious man dei fratelli Coen, Le ali della libertà con Morgan Freeman e Il cattivo tenente con la sua pletora di yesmen. Persino le atmosfere horror di Shining. Qualcuno, poi, vuole ricordare l’Italia bella e meridionale di Cinema Paradiso, qualcun altro Gomorra per ribadire il sostegno a Saviano o il «domani è un altro giorno…» dell’intramontabile Via col vento.
Ma, per gli appassionati dei numeri, i più scelgono – con un paragone un po’ esagerato, per la verità – Trecento. La storia, cioè, di quei 300 opliti spartani che nel 480 a. C. alle Termopili diedero la vita per respingere l’avanzata dell’impero persiano con le sue innumerevoli truppe. Uno scontro epico tra mondi idealmente distantissimi, un sacrificio estremo per la libertà. E il perché di questa scelta, forse, meglio di tutti la spiega Saviano: «E non sai se sono stati gli effetti speciali, o i racconti che ti hanno formato da bambino, ma alla fine del film ti sale una voglia strana. Ti va di andare da tuo figlio, se ce l’hai. O di raccogliere per strada un ragazzino qualsiasi, prenderlo per un braccio e portarlo in qualche angolo dove l’Italia è ancora Magna Grecia, davanti al tempio di Poseidon a Paestum, o a Pozzuoli al tempio di Serapide, o dinanzi all’orizzonte marino del tempio di Selinunte in Sicilia, e raccontargli delle Termopili e di come 300 spartani, 300 uomini liberi, hanno resistito contro un’ immensa armata di soldati-schiavi».
7 maggio 2010
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