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		<title>Io manifesto per l&#8217;unità d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:56:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Filippo Rossi</p>
<p>Venti piccoli motivi per festeggiare. E peggio per chi non lo capisce&#8230;</p>
<p>Io manifesto per l’unità d’Italia. Per tanti piccoli motivi, magari insignificanti. Il primo riguarda l’emozione di non sentirsi da soli, di avere attorno qualcuno su cui contare nel momento del bisogno. Il secondo riguarda la meravigliosa consapevolezza di condividere un destino in comune, di far parte di una storia e non solo di mille piccole storie. Il terzo perché è bello avere bisogno di qualcuno ed è bello poter chiedere aiuto. Il quarto perché mi sento a casa. Il quinto perché la casa ha le finestre su un mare che, da sempre, guarda al mondo con curiosità, con interesse.<br />
Il sesto perché più grande è la mia patria e più è garantita la mia libertà. Il settimo è una domanda: perché mai dovremmo dividerci? L’ottavo è perché nonno Giovanni era campano e nonna Rosa toscana. Il nono perché nonna Gina era veneta e nonno Filippo laziale. Il decimo è perché sono nato a Trieste. E la mia compagna a Novara. L’undicesimo perché sono le differenze a fare una nazione, altrimenti saremmo tutti uomini soli. Il dodicesimo è perché non mi piace l’inno ma mi emoziono quando lo sento. Il tredicesimo perché la Padania non esiste. E se esistesse perché mai non dovrebbe dividersi ancora, ancora, e ancora?<br />
Il quattordicesimo perché foedus significa patto, e quel patto già c’è: si chiama Costituzione. Il quindicesimo perché una patria vera accoglie, non caccia. Il sedicesimo perché più siamo e meglio stiamo. Il diciassettesimo perché l’egoismo è un brutto sentimento. E anche l’invidia. Il diciottesimo perché mi ricordo del 1982. Il diciannovesimo perché mi riconosco in voi, voi tutti.  </p>
<p>Io manifesto per l’unità d’Italia perché mi sento italiano. Semplicemente.<br />
E chi non lo capisce, peggio per lui…<br />
Ps. Dal ventesimo in poi, pensateci voi</p>
<p>6 maggio 2010</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laterradithule.wordpress.com/200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laterradithule.wordpress.com/200/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=200&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quei trecento eroi spartani  che fanno pensare ancora</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Terra di Thule]]></category>
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		<category><![CDATA[Cecilia Moretti]]></category>
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		<description><![CDATA[tratto da: ffwebmagazine.it di Cecilia Moretti Giocando ai film che evocano la politica di questi giorni Abbiamo giocato con le canzoni. Ora passiamo ai film. Suggestioni di immagini, titoli, fotogrammi. Scene, protagonisti e pellicole che possano in qualche modo evocare l’atmosfera politica di questi giorni pieni, a volte troppo. Così. Nessuna velleità, con leggerezza e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=199&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Cecilia Moretti</p>
<p>Giocando ai film che evocano la politica di questi giorni</p>
<p>Abbiamo giocato con le canzoni. Ora passiamo ai film. Suggestioni di immagini, titoli, fotogrammi. Scene, protagonisti e pellicole che possano in qualche modo evocare l’atmosfera politica di questi giorni pieni, a volte troppo. Così. Nessuna velleità, con leggerezza e per divertimento, senza le pretese di intellettualismo tanto spesso affibbiateci da altri, evidentemente molto più seri che qui. È un giochetto su facebook, banalmente una rete che aggrega, stupefacentemente un luogo virtuale dove puoi dire con un megafono che raggiunge anche migliaia di persone cose molto stupide o molto intelligenti (perlopiù molto medie), dove se ti va scrivi e se preferisci leggi. Un luogo dove puoi divulgare i fatti tuoi o andarti a fare quegli degli altri, quando, evidentemente, in un certo qual modo te ne importa.<br />
Comunque, al gioco dei film, potevano giocare tutti. Non solo quelli che «io sto con Filippo e i fighettini». E a chiedere di film su facebook rispondono eccome, e in tanti. Il “sentimento cinematografico” che trapela come il più rappresentativo è il pathos un po’ titanico un po’ ribelle di chi esce da un coro per dire la sua, non proprio in linea. E si mette in piedi, con un fare che ha qualcosa di folle e qualcosa di eroico, per contrapporsi a chi per certo ha più forze di lui. Si cita l’epica patriota di Braveheart (ma attenzione, per favore, a non irritare chi la ritiene una citazione troppo cheap), il coraggio per ciò in cui si crede fino al sacrificio estremo del Gran Torino di Clint Eastwood. Oppure Un uomo per tutte le stagioni, film dove si racconta di Tommaso Moro che rifiuta l’obbedienza a Enrico VIII o Il Concerto di Radu Mihaileanu per il messaggio che senza anima, cuore e capacità non c’è musica, né orchestrale o maestro, ma tutto è solo un’accozzaglia di strumenti.<br />
Ma anche Troppo forte di Carlo Verdone, i Blues Brothers «in missione per conto di Dio», V per vendetta. Sennò pure Il marchese del grillo con il suo celebre «ah&#8230; Mi dispiace, ma io so’ io, e voi nun siete un… » o Pierino contro tutti e, meglio ancora, Pierino il fichissimo (e, siccome non ci sono specifiche, nei panni dei protagonisti ciascuno ci immagini chi gli pare). Qualcuno dice la serie tv Il commissario Montalbano, qualcun altro Il golem, pellicola in cui, in una Praga asburgica cinquecentesca, il rabbino Low costruisce con l’argilla, dandogli la vita ma non la parola, un potente automa, che poi, però, si ribella al suo creatore.<br />
C’è poi chi ricorda il grido appassionato di «Capitano, mio capitano» dei ragazzi in piedi sui banchi che si schierano con il loro professore allontanato dalla scuola perché troppo idealista e innovativo nell’Attimo fuggente. Chi Il grande dittatore di Charlie Chaplin. Chi La fattoria degli animali. Chi, ancora, Mio fratello è figlio unico, pensando all’inesistenza di schemi, chi Febbre a 90, evocando la politica come una grande passione che porta delusioni, sofferenze, lacerazioni e magari, ma solo in fondo, successo.<br />
Compaiono anche Voglia di ricominciare con la coppia Di Caprio-De Niro e A serious man dei fratelli Coen, Le ali della libertà con Morgan Freeman e Il cattivo tenente con la sua pletora di yesmen. Persino le atmosfere horror di Shining. Qualcuno, poi, vuole ricordare l’Italia bella e meridionale di Cinema Paradiso, qualcun altro Gomorra per ribadire il sostegno a Saviano o il «domani  è un altro giorno…» dell’intramontabile Via col vento.<br />
Ma, per gli appassionati dei numeri, i più scelgono &#8211; con un paragone un po&#8217; esagerato, per la verità &#8211; Trecento. La storia, cioè, di quei 300 opliti spartani che nel 480 a. C. alle Termopili diedero la vita per respingere l’avanzata dell’impero persiano con le sue innumerevoli truppe. Uno scontro epico tra mondi idealmente distantissimi, un sacrificio estremo per la libertà. E il perché di questa scelta, forse, meglio di tutti la spiega Saviano: «E non sai se sono stati gli effetti speciali, o i racconti che ti hanno formato da bambino, ma alla fine del film ti sale una voglia strana. Ti va di andare da tuo figlio, se ce l’hai. O di raccogliere per strada un ragazzino qualsiasi, prenderlo per un braccio e portarlo in qualche angolo dove l’Italia è ancora Magna Grecia, davanti al tempio di Poseidon a Paestum, o a Pozzuoli al tempio di Serapide, o dinanzi all’orizzonte marino del tempio di Selinunte in Sicilia, e raccontargli delle Termopili e di come 300 spartani, 300 uomini liberi, hanno resistito contro un’ immensa armata di soldati-schiavi».</p>
<p>7 maggio 2010 </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laterradithule.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laterradithule.wordpress.com/199/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=199&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Unità d&#8217;Italia: se Bossi  avesse ragione?</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:12:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[tratto da: ffwebmagazine.it di Alessandro Campi Perpetuarne le ragioni è una scelta politica e una responsabilità individuale E se avesse ragione Bossi, quando sostiene che festeggiare l’unità d’Italia sia uno spreco di tempo, oltre che di soldi? Insomma, proviamo a prendere per buone le sue riserve e chiediamoci se le celebrazioni messe in cantiere per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=198&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Alessandro Campi</p>
<p>Perpetuarne le ragioni è una scelta politica e una responsabilità individuale</p>
<p>E se avesse ragione Bossi, quando sostiene che festeggiare l’unità d’Italia sia uno spreco di tempo, oltre che di soldi? Insomma, proviamo a prendere per buone le sue riserve e chiediamoci se le celebrazioni messe in cantiere per questa ricorrenza servano davvero a qualcosa, abbiano un qualche significato politico generale.</p>
<p>Un rischio in effetti esiste, che Bossi, forse involontariamente, ha messo a nudo. Che tutto si risolva, da qui al prossimo anno, in parate e grandi discorsi, caratterizzati dal tono retorico-enfatico – fastidioso ma inevitabile – tipico degli appuntamenti ufficiali. Il pericolo, in altre parole, è il susseguirsi di manifestazioni e iniziative, magari anche belle e coreografiche, alla fine delle quali gli italiani si ritroveranno però esattamente come sono oggi: scettici sul destino loro paese, sempre più distanti l’uno dall’altro, presi solo dal loro tornaconto immediato e dalle loro quotidiane preoccupazioni, poco interessati alla loro storia, che semplicemente non conoscono più, e assai impauriti del domani incerto che li aspetta. Insomma, si farà festa, si sventolerà il tricolore, si canterà l’inno a squarciagola, ci si stringerà frementi, giovani e anziani, attorno all’autorità di turno, ma per un giorno soltanto, all’indomani tutto sarà dimenticato.</p>
<p>Se così dovessero andare le cose, se le celebrazioni saranno per davvero solo uno sfoggio di bandiere al vento e di figuranti in divisa da garibaldino, un accavallarsi di scolaresche annoiate in gita coatta e di programmi televisivi d’intonazione pedagogica, certo Bossi ha ragione da vendere. E potrà così giusti fare il suo chiamarsi fuori, insieme ai suoi uomini, da tutto questo. In un paese lacrimevole e storicamente ammalato di retorica, incline all’illusionismo e poco abituato a confrontarsi con la realtà, di tutto si sente il bisogno, in un momento difficile come l’attuale, nel quale l’Italia rischia per davvero di sfaldarsi, meno che di un ennesimo bagno di belle parole e di rievocazioni sul filo del sentimentalismo.</p>
<p>Ma è possibile, anzi augurabile, che le cose prendano una piega del tutto diversa. E che oltre alla retorica, obbligatoria e persino benefica in certi casi, alle mostre e alle sfilate, agli appelli accorati all’unità e all’orgoglio nazionale, ci si concentri anche su altri e forse più decisivi aspetti. Ad esempio sull’analisi delle ragioni, storiche e politiche, che hanno portato l’Italia a infiacchire, strada facendo, la propria identità nazionale e il senso di una comune appartenenza. Perché – chiediamoci tutti insieme – siamo arrivati stanchi e senza motivazioni ad un appuntamento simbolicamente tanto importante?</p>
<p>Sarebbe inoltre utile approfittare di quest’occasione, per molti versi unica, per domandarsi intorno a quale visione condivisa del futuro, a quale progetto politico collettivamente vincolante, gli italiani possano ancora raccogliersi e riconoscersi come tali. Il che appunto significa non limitarsi a festeggiare il traguardo storico dell’unità politica, che è una pagina importante ma ormai lontana della nostra esperienza come popolo, ma interrogarsi su ciò che l’Italia – come realtà politicamente e socialmente unitaria – vuole essere oggi e domani. Su quali basi costruire il nostro futuro come nazione?</p>
<p>Sarebbe anche utile e opportuno cogliere questa ricorrenza per ripercorrere la vicenda risorgimentale, come da più parti viene suggerito, fuori dai consueti canoni scolastici o didattici, guardando cioè al nostro passato con occhio finalmente critico, andando alla ricerca delle zone d’ombra e delle pagine non sempre edificanti che ogni vicenda storica, anche la più gloriosa, porta con sé. Ben venga dunque un sano revisionismo, anche sul nostro Risorgimento e sui nostri non sempre limpidi eroi, che naturalmente non significa invertire il senso della storia, ma esattamente il contrario: fare un’opera di verità che tagli l’erba sotto i piedi ai falsificatori oggi di moda e a coloro che – come appunto nel caso dei leghisti – vorrebbero soltanto sostituire l’Italia reale e contraddittoria che abbiamo faticosamente costruito in centocinquant’anni con un’Italia mitica e leggendaria che semplicemente non è mai esistita.</p>
<p> Se tutto ciò accadrà, se cioè ragionando con sobrietà e rigore sul nostro passato riusciremo anche a ragionare in modo serio e responsabile del futuro che ci aspetta, le celebrazioni, anche se accompagnate da frasi roboanti e saluti militari d’ordinanza, saranno tutt’altro che inutili o una perdita di tempo. Saranno invece un importante momento di verifica, storica e politica, utile per capire quale idea d’Italia, passata e futura, quale disegno istituzionale e quale visione della società, abbiano in testa i nostri governanti; per comprendere quali sentimenti reali, al di là delle solite lamentazioni e del continuo piangersi addosso che è la nostra storica specialità, alberghino nel cuore degli stessi italiani; per chiarire se esistono, dal Nord al Sud, una volontà comune e una comune memoria che ancora sorreggano la nostra nazione.</p>
<p>L’unità nazionale non è un dogma, è una condizione storica per definizione reversibile. Festeggiarne le origini è un obbligo istituzionale. Perpetuarne le ragioni è una scelta politica che chiama in causa la responsabilità di ognuno di noi.<br />
Pubblicato su Il Mattino di oggi<br />
6 maggio 2010</p>
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		<title>5 maggio 1981, Bobby Sands martire europeo</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ladestra.info</p>
<p>Nell’anniversario dell’eroica ascesa ai cieli del patriota irlandese Bobby Sands, un commovente video che ricorda, anche con immagini inedite, l’estremo gesto volontario degli scioperanti della fame, attraverso una carrellata di immagini girate durante i loro funerali. L’audio dei colpi di fucile sparati al cielo dà il senso della solennità. L’Europa in questa data simbolica ricorda, oltre al comandante Bobby Sands, gli altri nove combattenti che seguirono il suo tragico esempio: lasciarono morirsi di fame in anguste celle pur di servire la causa della libertà del proprio paese dal giogo colonialista britannico. Dall’isola d’Irlanda giunge a noi, inciso col sangue dei martiri, un motto dall’arcaico idioma gaelico che trafigge i cuori come un dardo d’amore e, magicamente, ridesta l’entusiasmo ancestrale dei popoli europei, che si fa di nuovo lotta e vittoria. Tiocfaidh ár lá!</p>
<p>Vol. Bobby Sands, IRA</p>
<p>Vol. Francis Hughes, IRA</p>
<p>Vol. Patsy O’Hara, INLA</p>
<p>Vol. Raymond McCreesh, IRA</p>
<p>Vol. Joe McDonnell, IRA</p>
<p>Vol. Martin Hurson, IRA</p>
<p>Vol. Kevin Lynch, INLA</p>
<p>Vol. Kieran Doherty, IRA</p>
<p>Vol. Thomas McElwee, IRA</p>
<p>Vol. Michael Devine, INLA</p>
<p>Onore a loro!</p>
<p>http://assculturalezenit.spaces.live.com/</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laterradithule.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laterradithule.wordpress.com/197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=197&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non taglieranno le ali alla gioventù</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Terra di Thule]]></category>
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		<category><![CDATA[blocco studentesco]]></category>
		<category><![CDATA[il foglio]]></category>
		<category><![CDATA[manifestione 7 maggio]]></category>
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		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto da: noreporter.org Le prese di posizione contro il liberticidio: da Mario Borghezio ad Adriano Sofri L&#8217;appello 7 maggio: perché saremo in piazza Venerdì 7 maggio i ragazzi del Blocco studentesco organizzano una manifestazione a Roma, in piazza della Repubblica. E noi saremo in piazza con loro. Fisicamente o anche solo idealmente. Le idee del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=196&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: noreporter.org</p>
<p>Le prese di posizione contro il liberticidio: da Mario Borghezio ad Adriano Sofri</p>
<p>L&#8217;appello</p>
<p>7 maggio: perché saremo in piazza</p>
<p>Venerdì 7 maggio i ragazzi del Blocco studentesco organizzano una manifestazione a Roma, in piazza della Repubblica. E noi saremo in piazza con loro. Fisicamente o anche solo idealmente.</p>
<p>Le idee del Blocco possono piacere o non piacere: accade a chiunque abbia realmente qualcosa da dire. Ciò che soprattutto conta, tuttavia, è il fatto che tali idee possano essere espresse in libertà.</p>
<p>Ecco perché saremo in piazza con loro.<br />
Per una scelta di libertà.</p>
<p>La levata di scudi contro questa manifestazione, l&#8217;ostinata campagna liberticida partita dai centri sociali e subito approdata presso settori politici che portano la democrazia nel nome ma non nel cuore ha veramente pochi precedenti in Italia. Così come inconcepibile appare la mossa della questura, che ha provato senza successo a cedere al ricatto dei soliti facinorosi.</p>
<p>Ecco perché saremo in piazza con loro.<br />
Per un confronto libero<br />
Contro la spirale dell&#8217;odio</p>
<p>1. Pietrangelo Buttafuoco &#8211; giornalista di Panorama e Il Foglio<br />
2. Luciano Lanna &#8211; vicedirettore de Il secolo d&#8217;Italia<br />
3. Enzo Raisi &#8211; deputato del Pdl<br />
4. Flavia Perina &#8211; deputato del Pdl<br />
5. Francesco Aracri &#8211; deputato del Pdl<br />
6. Mario Borghezio &#8211; parlamentare europeo Lega Nord<br />
7. Paola Frassinetti &#8211; vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati<br />
8. Cristano De Eccher &#8211; senatore del Pdl<br />
9. Giorgio Holzmann – deputato del Pdl, candidato sindaco di Bolzano<br />
10. Ugo Maria Tassinari &#8211; saggista<br />
11. Annalisa Terranova &#8211; giornalista de Il secolo d&#8217;Italia<br />
12. Annamaria Gravino &#8211; giornalista de Il secolo d&#8217;Italia<br />
13. Massimo Malpica &#8211; giornalista de Il Giornale<br />
14. Mia Grassi &#8211; giornalista<br />
15. Vitaldo Conte &#8211; critico d&#8217;arte<br />
16. Carlo Gambescia &#8211; Saggista ed economista<br />
17. Adriano Scianca &#8211; giornalista de Il secolo d&#8217;Italia<br />
18. Raffaele Morani &#8211; giornalista<br />
19. Daniele Petraroli &#8211; giornalista<br />
20. Corrado Delfini &#8211; pittore<br />
21. Antonio Pannullo &#8211; giornalista del Secolo d&#8217;Italia<br />
22. Antonio Rapisarda &#8211; giornalista di FareFuturo webmagazine<br />
23. Gabriele Adinolfi – Noreporter<br />
24. Federico Brusadelli &#8211; giornalista di FareFuturo webmagazine<br />
25. Marco Guerra &#8211; Ufficio Stampa Ministero Ambiente<br />
26. Giovanni Damiano &#8211; scrittore<br />
27. Domenico di Tullio &#8211; scrittore<br />
28. Alfio Krancic &#8211; vignettista de Il Giornale<br />
29. Maurizio Murelli &#8211; società editrice barbarossa<br />
30. Augusto Grandi &#8211; giornalista de Il Sole 24 ore<br />
31. Federico Zamboni &#8211; giornalista<br />
32. Marco Battarra &#8211; Ritter Edizioni<br />
33. Alberto Manca &#8211; Ritter Edizioni<br />
34. Andrea Benzi &#8211; giornalista<br />
35. Vito Orlando &#8211; caporedattore Ufficio stampa Regione Sicilia<br />
36. Antonio Lodetti &#8211; giornalista de il Giornale<br />
37. Adolfo Spezzaferro, giornalista de la Discussione<br />
38. Giorgio Ballario, giornalista La Stampa<br />
39. Fernando M. Adonia &#8211; redazione cataniapolitica.it<br />
40. Roberto Alfatti Appetiti &#8211; giornalista<br />
41. Maria Rosaria Nappa &#8211; pittrice<br />
42. Miro Renzaglia &#8211; poeta e scrittore<br />
43. Paolo Corsini &#8211; giornalista Rai<br />
44. Luca Maurelli &#8211; scrittore e giornalista<br />
45. Roberta Di Casimirro &#8211; regista<br />
46. Gianfranco de Turris &#8211; scrittore e giornalista<br />
47. Daniele Lazzeri &#8211; centro studi &#8216;Vox Populi&#8217;<br />
48. Monica Mainardi &#8211; giornalista di &#8220;Chi&#8221;<br />
49. Enzo Cirillo &#8211; direttore E-Polis<br />
50. Giandomenico Casalino, scrittore e saggista<br />
51. Luciano Zippi &#8211; Editore di viaroma100.net<br />
52 &#8211; Stefano Pantini &#8211; www.lamoscabianca.eu<br />
53 &#8211; Sandro Solinas &#8211; scrittore<br />
54 &#8211; Vincenzo Maida &#8211; giornalista<br />
55 &#8211; Alfonso Rossetti &#8211; vice presidente del consiglio Muncipio Roma VII (PdL)<br />
56 &#8211; Alberto Lombardo &#8211; Presidente Centro Studi La Runa<br />
57 &#8211; Paolo Caioli &#8211; Noreporter.org<br />
58 &#8211; Andrea Lignani Marchesani &#8211; Consigliere Regionale Umbria PDL<br />
59 &#8211; Matteo Mascia &#8211; Giornalista collaboratore de Il Secolo d&#8217;Italia<br />
60 &#8211; Mario Michele Merlino &#8211; poeta e autore teatrale<br />
61 &#8211; Antonella Serafini &#8211; censurati.it<br />
62 &#8211; Enzo Cipriano &#8211; editore Settimo Sigillo<br />
63 &#8211; Alexandra Javarone &#8211; giornalista<br />
64 &#8211; Tonio Pino &#8211; Assessore Comune Novoli<br />
65 &#8211; Domenico Naso &#8211; giornalista<br />
66 &#8211; Ulderico Nisticò &#8211; scrittore<br />
67 &#8211; Luigi Songa &#8211; Assessore Comune Omegna<br />
68 &#8211; Marco Valle &#8211; giornalista<br />
69 &#8211; Cecilia Moretti – giornalista ffwebmagazine<br />
70 &#8211; Teresa Alquati &#8211; collaboratrice del quotidiano Linea<br />
71 &#8211; Filippo De Ferrari &#8211; giornalista CronacaQui<br />
72 &#8211; Ninni Dimichino &#8211; editore &#8220;L&#8217;Arco e la Corte&#8221;<br />
73 &#8211; Francobaldo Chiocci &#8211; giornalista<br />
74 &#8211; Christian Continelli &#8211; consigliere comunale PDL Ostuni<br />
75 &#8211; Ugo Cassone &#8211; consigliere comunale PDL Roma<br />
76 &#8211; Luca Gramazio &#8211; consigliere comunale PDL Roma<br />
77 &#8211; Barbara Ricciuti &#8211; giornalista, portavoce assessore istruzione, formazione e lavoro Regione Veneto</p>
<p>L&#8217;appello nella versione della sinistra</p>
<p>Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni.<br />
Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l’aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato.</p>
<p>1. Ritanna Armeni &#8211; giornalista e scrittrice<br />
2. Angela Azzaro &#8211; giornalista de Gli Altri<br />
3. Massimo Bordin &#8211; direttore Radio Radicale<br />
4. Andrea Colombo &#8211; giornalista e scrittore<br />
5. Lanfranco Pace &#8211; giornalista La 7 e Il Foglio<br />
6. Piero Sansonetti &#8211; direttore de Gli Altri<br />
7. Gian Luca Minotti &#8211; scrittore<br />
8. Massimo Ilardi &#8211; professore di sociologia urbana all&#8217;Università di Camerino, direttore Gomorra<br />
9. Paola Tavella &#8211; giornalista del settimanale femminile del Corriere Io Donna<br />
10. Alberto Abruzzese &#8211; professore ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l&#8217;Università IULM di Milano<br />
11. Rita Bernardini &#8211; deputata Partito Democratico.<br />
12. Paola Concia &#8211; deputata Partito Democratico<br />
13. Carlo Grassi &#8211; professore Università Iuav di Venezia</p>
<p>L&#8217;adesione di Adriano Sofri</p>
<p>Ho ricevuto questa presa di posizione firmata da Angela Azzaro, Andrea Colombo, Piero Sansonetti, Ritanna Armeni e altri, a proposito del divieto a un corteo indetto dall’associazione studentesca legata a Casa Pound: “Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni. Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l’aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione, e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato”. Sono, mio malgrado, troppo poco informato e leggo notizie tristi e allarmanti di violenze, e accuse reciproche circa la responsabilità di queste violenze. Salvi i fraintendimenti cui può espormi la mia ignoranza, è superfluo che dichiari la mia distanza da pensieri e sentimenti della Casa Pound, compendiati in una manifestazione dal titolo “Giovinezza al potere”, e del resto dovrebbe essere ovvio per chiunque “il diritto di manifestare liberamente e pacificamente”. E’ ovvio per me.</p>
<p>FOGLIO QUOTIDIANO<br />
di Adriano Sofri</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Prima di riscrivere la storia, studiatela</title>
		<link>http://laterradithule.wordpress.com/2010/05/05/prima-di-riscrivere-la-storia-studiatela/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 11:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gianfranco fini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Giuliano Compagno</p>
<p>Il disprezzo per l&#8217;unità d&#8217;Italia che nasce dall&#8217;ignoranza</p>
<p>Ce ne vuole d&#8217;ignoranza per definire &#8220;retorica&#8221; la lotta dei ragazzi italiani del nostro Risorgimento contro l&#8217;oppressione centralista dell&#8217;impero austro-ungarico. Ce ne vuole d&#8217;ignoranza per non capire il senso della grande epopea di volontariato e giovanilismo che partiva proprio 150 anni fa con l&#8217;avvio della spedizione garibaldina delle camicie rosse. E ce ne vuole per non ricordare che il 7 dicembre del 1852, nella valle di Belfiore, a un passo da Mantova e a poco più di duecento chilometri da Cassano Magnago, paesino degli Immemori, venivano impiccati Tazzoli, Scarsellini, De Canal, Poma e Zambelli, cinque uomini per i quali Padania equivaleva al Lombardo-Veneto sottomesso. </p>
<p>Ce ne vuole d&#8217;ignoranza per non esaltare la Milano del &#8217;48, città simbolo di un&#8217;Italia umiliata che trovò il suo riscatto grazie alla ribellione popolare. Popolo vero, quello, non il popolo di cui la retorica, oggi, si riempie la bocca. Popolo che reagì con le barricate a una legge liberticida. Ce ne vuole d&#8217;ignoranza per non capire che Cattaneo, prima ancora che il pioniere del federalismo, fu un italiano. Ce ne vuole d&#8217;ignoranza per non afferrare che dai moti di Nola all&#8217;annessione del Trentino corre un secolo di coraggio, di morti ammazzati, di giovani italiani ed europei, di statisti e di grande politica, di trincee e contrattacchi, di ideali, di una nazione liberata dal giogo dello straniero. </p>
<p>Non c&#8217;è di peggio del disprezzo nei confronti di una storia che non si conosce. E non c&#8217;è atteggiamento più catastrofico da parte di chi abusa della propria superficialità per corrompere la memoria di un popolo già disorientato di suo, o di giovani che continuano a perdere riferimenti certi, esempi concreti, al massimo rifugiandosi in una retorica &#8211; quella sì! &#8211; che istiga alla differenza sociale e all&#8217;egoismo. Prima di riscrivere la storia, bisognerebbe leggerla con un po&#8217; di applicazione. Non è un insieme di slogan e di semplificazioni, la storia, ma un tempo definito di fatti e di idee. Senza gli uni e senza le altre, restano le chiacchiere e i distintivi. </p>
<p>Dal Secolo d&#8217;Italia di oggi </p>
<p>5 maggio 2010</p>
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		<title>Non mettete idee nuove  dentro vecchie identità</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 11:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[tratto da: ffwebmagazine.it di Sergio Talamo E le &#8220;parole della nostra destra&#8221; sono anche di sinistra&#8230; Cari amici di Farefuturo, vi siete accorti come sono belle le parole che avete denominato “la nostra destra”? Libertà, legalità, giustizia, onestà, laicità, patriottismo, solidarietà… Solo a sentirle risuonare, ti si apre il cuore. Sono parole molto giuste se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=194&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Sergio Talamo</p>
<p>E le &#8220;parole della nostra destra&#8221; sono anche di sinistra&#8230;</p>
<p>Cari amici di Farefuturo, vi siete accorti come sono belle le parole che avete denominato “la nostra destra”? Libertà, legalità, giustizia, onestà, laicità, patriottismo, solidarietà… Solo a sentirle risuonare, ti si apre il cuore. Sono parole molto giuste se uno vuole crescere, rinascere, fare… futuro.<br />
E allora, cari amici, perché in questi giorni preferite fare passato? Voglio dire: perché rinchiudete queste parole così aperte, sincere, vitali in una scatola polverosa presa dal secolo scorso? La “destra”, che per di più è “nostra”, come per dire che ve la tenete stretta e guai a chi ve la tocca.<br />
Capisco che in tempi di lampi e di tuoni sia rassicurante rifugiarsi nella vecchia cara baita di montagna. E capisco anche il derby con La Russa &amp; C…. Ma vi dico pure che ritengo un autogol infilare idee nuove in identità vecchie, che tutto fanno fuorché includere chi ci guarda da fuori.<br />
Del resto, leggendo il bel pezzo &#8220;le parole delle nostra destra&#8221; scopro che sono tutte parole&#8230; di sinistra. O meglio, non hanno colore predefinito (come era logico che fosse). La libertà e la giustizia magari sono quelle di Rosselli, la legalità e l’onestà di Parri e di Pertini, la laicità di Salvemini e di Loris Fortuna, il patriottismo di Mazzini e di Garibaldi…<br />
Ma più probabilmente sono tutte parole nuove. Che si onorano di avere padri così nobili. Ma che vanno tradotte nel linguaggio dell’oggi.<br />
Giustizia, ad esempio, non è più (solo) emancipare gli operai ma includere i tantissimi immigrati perbene, e far pagare le tasse a tutti, e togliere i privilegi ai dipendenti che non lavorano, e premiare il merito dei giovani, e permettere alle donne di non dover scegliere fra figli e lavoro. Libertà è non avere uno Stato che ti opprime ma che ti aiuta, laicità è rispetto del diverso e diritto di usare la pillola del giorno dopo, onestà è un nuovo senso dell’agire pubblico. O credete che Borsellino fosse un eroe perché simpatizzava per il Msi?<br />
Cari amici, ricordo il ritornello della mia gioventù di socialista: siamo noi la “sinistra moderna”. Era vero. Ma era anche poco. Il Psi di Craxi era già oltre destra e sinistra. Era un partito con idee nuove, capace di rischiare per sostenerle e di farsi giudicare dal coraggio con cui provava ad applicarle.<br />
Da allora sono passati più di 25 anni e due Repubbliche. È ora di non fidarsi più dei nomi vuoti. È ora di dire ciò che si ritiene giusto e non ciò che si è (o si crede di essere). Il 90 per cento degli italiani non vota per appartenenza ma per scelta. Una percentuale un po’ maggiore non fa parte della direzione del Pdl, quindi non è interessata dalla conta delle correnti né dalle eredità della “quota An”. Parliamo a quel 90 per cento, perché ogni altra parola è per pochi intimi.</p>
<p>5 maggio 2010</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laterradithule.wordpress.com/194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laterradithule.wordpress.com/194/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=194&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Per il federalismo  serve una politica leggera</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[tratto da: ffwebmagazine.it di Eugenio Mazzarella Altrimenti per il Sud si trasformerà nella malattia senile del meridionalismo Il federalismo fiscale è al centro dell’agenda politica della legislatura. Ma proprio chi vuol prenderlo sul serio, qualche domanda sulla sua sostenibilità per il sistema paese, per la tenuta stessa della sua unità nazionale, è bene che cominci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=192&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Eugenio Mazzarella</p>
<p><em>Altrimenti per il Sud si trasformerà nella malattia senile del meridionalismo</em></p>
<p>Il federalismo fiscale è al centro dell’agenda politica della legislatura. Ma proprio chi vuol prenderlo sul serio, qualche domanda sulla sua sostenibilità per il sistema paese, per la tenuta stessa della sua unità nazionale, è bene che cominci a porsela davvero, chiuso un biennio elettorale e avendo davanti in teoria tre anni “per fare le riforme”. E alcune domande vertono sulle condizioni a contorno, e di contesto, della sua attuazione, tra cui in definitiva due nodi: i suoi “costi”, e la qualità dei soggetti “attuatori” del federalismo, cioè del ceto politico che lo dovrebbe porre in essere.<br />
Ritenere che “basti la parola” federalismo perché si generino di per sé abbattimenti di sovra costi della politica e pratiche virtuose nel governo dei territori, potrebbe rivelarsi una pia illusione, e portare il paese a un salasso immeritato, dovuto ancora una volta a una cattiva politica, a una cronica incapacità di passare dalle parole ai fatti senza inciampare nelle dure repliche di una realtà non compresa e non affrontata con la necessaria lungimiranza nelle sue criticità.<br />
E sicuramente due criticità con cui il federalismo dovrà fare i conti sono i lievitati (da decenni) costi della politica, e la bassa qualità media dei suoi addetti ai lavori. Dove il problema è più accentuato, nel Mezzogiorno, è da tempo in corso, non a caso, un serrato dibattito sul “partito del Sud”, sui pro e i contro dell’ipotesi di una declinazione “leghista” della forma-partito anche nel Mezzogiorno, come quella più adatta a risollevare le sue sorti. Un dibattito che prende atto di una necessità: solo una nuova rappresentatività del ceto politico meridionale, sostanziata di autorevolezza, potrà dare al Sud, nel confronto-competizione che si apre con il federalismo, per “solidale” che sia, con il resto del paese, qualche chance di uscirne “vivi”.<br />
Il federalismo è certo un’opportunità, ma anche una sfida facile da perdere, per quanto ineludibile. È davvero il “partito del Sud”, l’ulteriore “avvicinamento” della “politica” al “territorio”, una chance per vincere questa sfida, o così si rischia di perderla definitivamente questa sfida? È dalle istituzioni delle regioni, che per altro non hanno visto sparire le province, ma solo crescere le comunità montane, e vari strutture di para-stato amministrativo, che la politica si è in Italia “avvicinata” al territorio, proponendo vizi antichi soprattutto al Sud di questo “avvicinamento”: un perverso circolo tra società e politica con un’elefantiasi di ceto politico-amministrativo che più che sostenere i territori spesso si sostenta di essi. I sovra costi della intermediazione politica della spesa pubblica, abnormi soprattutto al Sud, sono innegabili.<br />
È davvero, il federalismo, il modo per abbattere questi sovra costi o rischia di aggravarli, se innestato su un circolo perverso e non spezzato in anticipo tra una politica autoreferenziale impegnata a garantirsi innanzi tutto le sue condizioni strutturali di riproduzione come ceto sociale e una società debole alla ricerca di tutela improprie dai gestori pro tempore della spesa pubblica?<br />
Il federalismo funzionerà in generale, e soprattutto al Sud, solo a condizione di un poderoso “alleggerimento” della politica sui territori. Ogni costruzione deve fare i conti con i materiali a disposizione per costruire e se inadatti scartarli e procurarsene di nuovi.  Ora si guardi spassionatamente al ceto politico disponibile sul mercato meridionale, che enfatizza in modo abnorme problemi invero già propri al ceto politico nazionale. Solo un cieco non vedrebbe quote assolutamente notevoli di ceto politico che si muovono sui territori più in logiche di autotutela –  elettivamente garantita dalla partecipazione alla “gestione” purchessia della spesa pubblica intermediata da chi “governa” – che di proficua rappresentanza dei territori in discorso. Solo questo spiega il trasformismo ormai al dettaglio – aiutato da sistemi elettorali che favoriscono la frammentazione della rappresentanza – di una politica in franchising svolta da singoli e da gruppi che si aggregano opportunisticamente sotto questa o quella sigla politica, e quando non c’è ne registrano una nuova sul mercato.<br />
Ormai i partiti politici hanno tratti cospicui di catene di negozi locali in franchising, dove l’aggregazione è fondamentalmente orientata a tenersi sul mercato o ad ampliarvi il proprio spazio. I leader appaiono spesso costretti – qualcuno magari malvolentieri, qualcuno ne ha proprio la vocazione – ad assoldare per questa o quella battaglia,  anche buona e talvolta del tutto degna, capitani di ventura al cui soldo sul territorio non mancano spesso veri e propri lanzichenecchi. In genere sul piano ideologico comunicativo molte di queste “truppe”, in servizio permanente effettivo, buone per ogni battaglia,  si proteggono dal disdoro sociale conclamato – con poca fortuna a dire il vero, considerata l’opinione prevalente sui “politici” – con la mistica dei territori o il concetto una volta nobile di militanza.<br />
Non tutto certo è così. Ma molto, e ad ogni modo troppo, è così.  Che fare per impedire che il federalismo, in un contesto del genere, si riveli la malattia senile del meridionalismo? La mia opinione è che ci sarebbe bisogno di ciò che non accadrà, perché nessuno se ne sta facendo davvero carico: che prima del federalismo ci sia un corposo ridisegno del “peso” delle “autonomie” sui territori che porti a una politica più leggera ed efficiente, quanto meno per l’abbattimento alla fonte di inutili sovra costi burocratici e amministrativi legati all’intermediazione politica.<br />
Insomma pollice verso a province, ipertrofia di comunità montane ed enti territoriali riconoscibili più dagli organici gonfiati che dalle missioni presunte; istituzione delle aree metropolitane, accorpamento ottimale in un’unica entità amministrativa dei piccoli comuni; senza escludere un interrogativo di fondo su costi e strutture dello stesso istituto regionale, e se al Sud non serva piuttosto un forte coordinamento di politiche nazionali che configurino nei fatti, prima ancora che sul piano istituzionale, una macroregione meridionale di intervento, fortemente ancorata a politiche nazionali di sviluppo del sistema paese, nelle cui casse confluiscano – in aggiunta alle risorse ordinarie per garantire gli eguali livelli essenziali delle prestazioni previsti per tutti i cittadini italiani dal federalismo – i risparmi di spesa ottenuti da un siffatto generale ridisegno amministrativo. Se almeno parte di questo non ci sarà, il federalismo potrebbe rivelarsi, per l’unità del paese, un impraticabile inganno.</p>
<p>*Deputato del Partito democratico</p>
<p>3 maggio 2010</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laterradithule.wordpress.com/192/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laterradithule.wordpress.com/192/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=192&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ai poliziotti trattamento come per i Parlamentari!</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[tratto da: ladestra.info Il Sindacato Polizia Nuova aveva, in tempi non sospetti, lanciato il grave allarme relativo alle gravissime condizioni economiche in cui versa il “MONDO DELLE DIVISE”. Testimoni di questo grido di allarme sono stati il Presidente della Repubblica e i Governi precedenti ed attuale, a cui più volte ci siamo rivolti, per il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laterradithule.wordpress.com&amp;blog=5767286&amp;post=190&amp;subd=laterradithule&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ladestra.info</p>
<p>Il Sindacato Polizia Nuova aveva, in tempi non sospetti, lanciato il grave allarme relativo alle gravissime condizioni economiche in cui versa il “MONDO DELLE DIVISE”.</p>
<p>Testimoni di questo grido di allarme sono stati il Presidente della Repubblica e i Governi precedenti ed attuale, a cui più volte ci siamo rivolti, per il grave stato di indebitamento che stanno vivendo gli Uomini e Donne delle Forze di Polizia.</p>
<p>Lo avevamo gridato, scritto ed urlato ma nessuno ci ha ascoltato!!!</p>
<p>Adesso quel che sta accadendo a chi deve essere addebitato?</p>
<p>Senza un contratto dignitoso e un vero riordino delle Carriere, vi è l’ampia dimostrazione del fallimento delle politiche Sindacali all’interno di questo Comparto dove, oggi più che mai, urge concedere il “DIRITTO DI SCIOPERO ALLE DIVISE”!!!</p>
<p>Il Sindacato Polizia Nuova, di fronte alla grave crisi economica che sta vivendo il Comparto Sicurezza e degli ultimi accadimenti che vedono coinvolte le diverse divise, che non riescono più a sbarcare il lunario, dove le loro famiglie non hanno più possibilità di andare avanti perché indebitate esasperatamente, dove, per le responsabilità che hanno ed i rischi che corrono, vengano ancora pagati come degli uscieri, chiede al Governo che lo stesso trattamento applicato ai parlamentari, per evitare che possano cadere in “tentazione”, venga anche applicato a tutti coloro che vestono e indossano “la divisa dello Stato”.</p>
<p>Oggi, un appartenente alle Forze di Polizia dovrebbe avere come stipendio iniziale 2.000 (duemila/00) euro, invece riceve lo stipendio come un qualsiasi altro dipendente, dove la sua peculiarità e specialità non viene riconosciuta facendogli vivere una lunga serie di privazioni e fallimenti, anche sindacali, come per l’ora di straordinario che è ancora di gran lunga inferiore all’ora ordinaria e viene pagata quando vi sarà disponibilità di cassa aspettando, come per i Reparti Mobili, che ancora gli paghino quelle del 2005, come il ticket che è ancora di sette euro, come il trattamento di missione, come le spese da sostenere giorno dopo giorno con una Amministrazione che non riesce neanche più a garantire un autobus per gli spostamenti verso la sede di servizio che vede, a Napoli, contravvenzionare i colleghi che sono costretti ad andare a lavorare con la propria auto.</p>
<p>Il peso è diventato insopportabile, andare avanti è diventato impossibile!!!</p>
<p>A nessuno è importato capire il perché accadono alcuni fenomeni eclatanti, in modo assolutamente menefreghistico, guardando solo alle proprie guarentigie e stipendi, la Classe Politica anziché provvedere a prevenire determinati, e facilmente intuibili fenomenologie, si riduce alla sola repressione di queste lasciando insoluto il problema arrivando, finanche, ad aggravarlo privando di due contratti gli uomini in divisa e negandogli la dignità e la serenità anche in servizio.</p>
<p>A Poliziotti ed ai carabinieri non serve uno Stato che li sfrutta solo per i voti, una volta a destra e l’altra a sinistra, a loro non serve uno Stato – PONZIO PILATO od un Sindacato che non riesce più a gridare, a loro serve una sicurezza economica e di carriera per potere svolgere “serenamente” il proprio lavoro che, oggi, è solo una lunga scia fatta di sofferenze e privazioni.</p>
<p>ADESSO BASTA!!! ASCOLTATECI E DATE ALLE DIVISE I LORO DIRITTI!!! Solo allora, se sbagliano, metteteli in galera e buttate le chiavi!!!</p>
<p>Portici, 30 aprile 2010</p>
<p>Il Segretario Generale Regionale</p>
<p>DI MARIA Pasquale</p>
<p>Tel. 347.6743936 – Fax 081.272211 – www.pnficampania.altervista.org – facebook: polizia nuova e polizia nuova bis</p>
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		<title>Bocchino si dimette: «Il Pdl</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 13:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>principenero</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Terra di Thule]]></category>
		<category><![CDATA[fare futuro]]></category>
		<category><![CDATA[ffwebmagazine]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco fini]]></category>
		<category><![CDATA[italo bocchino]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da: ffwebmagazine.it</p>
<p>di Federico Brusadelli</p>
<p>Un partito liberale di massa non può arrivare alle liste di proscrizione </p>
<p>«Un atto dovuto». Italo Bocchino, fino a questa mattina capogruppo vicario dei deputati del Popolo della libertà, definisce così le sue dimissioni irrevocabili. «Se ero io il problema del Pdl – spiega sul sito di Generazione Italia – oggi il problema non c’è più. Faccio un passo indietro». Ma quello di Bocchino è un passo indietro che si accompagna a una dura critica di come i vertici (e il presidente) del partito hanno gestito la vicenda. «Non è accettabile che il Presidente del Consiglio chieda la mia testa solo perché ho avuto l’ardire di partecipare a una trasmissione televisiva (Ballarò). Con l’aggravante che avrei rappresentato la “minoranza” del Pdl davanti a milioni di telespettatori. Obama, Merkel, Sarkozy non avrebbero mai nemmeno lontanamente immaginato di fare una cosa del genere». E ai giornalisti Bocchino racconta che, dopo la puntata “incriminata”, Berlusconi – con una telefonata concitata – gli disse testuali parole: «Farai i conti con me».</p>
<p>Siamo dunque arrivati – si chiede Bocchino – al “colpirne uno per educarne cento” di stampo maoista? E d’altronde quella “profonda gratitudine” al capo prescritta dal documento finale approvato dalla direzione nazionale del partito non fa presagire nulla di buono. In sostanza – scrive ancora il “finiano” su Generazione Italia – «il problema di Silvio Berlusconi è che non riesce a comprendere le dinamiche connaturate a un partito democratico. Un partito liberale di massa deve essere innanzitutto plurale e liberale al proprio interno. Senza liste di proscrizione». E allora il premier «deve capire che chi viene da una storia politica antica, non ha paura delle epurazioni. Non ha paura di esporre in pubblico determinate tesi anche se non condivise. Noi non abbiamo paura».</p>
<p>E adesso? Per la sostituzione di Bocchino – mentre il capogruppo Fabrizio Cichitto resta al suo posto – si prevedono tempi lunghi, e Fabio Granata (anche lui nel novero dei “finiani”) avverte che «non si può pensare di calare dall&#8217;alto un altro vicacapogruppo vicario: da adesso in poi le decisioni nel gruppo si prendono votando». Ma non è un problema di poltrone. Il punto in questione è l’idea stessa di partito politico. E la capacità di gestire, all’interno del Pdl, un confronto democratico e plurale. Per il momento Bocchino continuerà «a lavorare per un Pdl diverso da quello attuale». Molto diverso. «Il Pdl sta diventando il partito della paura, altro che partito dell’amore». E noi, spiega, «vogliamo un partito della Libertà. Quella vera».</p>
<p>29 aprile 2010</p>
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